
Lunedì sera, il consiglio comunale approverà il regolamento e conseguentemente l’aliquota dell’imposta municipale propria, l’IMU. La maggior parte dei cittadini e delle imprese già sanno che dietro l’IMU si nasconde una tassa del governo centrale. Dunque una tassa che i Comuni non possono ridistribuire per le politiche della crescita del territorio oppure destinare alla salvaguardia dei servizi socio assistenziali. “Questa IMU non è dei Comuni”, recita il manifesto della campagna promossa dall’ANCI. Infatti, il gettito riscosso finirà maggiormente nelle casse dello Stato, mentre la quota che resterà all’ente comunale verrà stornato dai tagli statali, indebolendo ulteriormente l’autonomia finanziaria ed andando in direzione opposta rispetto a quanto stabilito dal federalismo fiscale, che prevede la coincidenza tra soggetto responsabile dell’imposizione fiscale e soggetto utilizzatore delle risorse derivanti da essa. Con l’introduzione dell’IMU, dunque con l’aumento del carico fiscale nei confronti dei propri cittadini, il comune non ottiene benefici in grado di far respirare la propria situazione finanziaria, ma diventa, di fatto, un esattore dello Stato. Sommando patto di stabilità e IMU, governare gli Enti Locali diventa problematico, e dunque mai come in questo momento è compito degli amministratori razionalizzare le spese ed avere un occhio molto oculato nella gestione delle casse pubbliche per non creare scompensi in futuro. Ci sarebbe piaciuto arrivare all’approvazione dell’aliquota sulla nuova imposta municipale attraverso un percorso di confronto tra maggioranza e opposizione, ma oramai ci siamo rassegnati alla chiusura che l’amministrazione Simeone attua nei confronti delle minoranze. Attraverso un’azione condivisa, sarebbe stato utile partecipare al movimento dei sindaci che negli ultimi mesi hanno chiesto modifiche alla normativa nel segno di una maggiore equità. Proposte anticrisi da condividere con le categorie di settore per non gravare ancora di più sui bilanci delle famiglie e sulle imprese che sempre più stanno diventando precarie, ridotte oramai alla disperazione dal contesto economico che stiamo attraversando, strozzate dalla crisi. Invece nulla è arrivato dalla stanza dei bottoni della maggioranza, sempre più decisa a isolare tutto e tutti dalle proprie decisioni, elevandosi a proprietari della cosa pubblica e non ad amministratori che si mettono in gioco per il bene del proprio paese. Non abbiamo ancora avuto modo di prendere gli atti che andremo ad esaminare lunedì in consiglio, ma l’auspicio e che ci venga proposto di non aumentare le percentuali minime stabilite dal Governo, essendo tutti noi quotidianamente non solo testimoni ma anche protagonisti della gravissima difficoltà economica in cui si dibattono le famiglie e le imprese.
Salvatore Vento, capogruppo “Unione di Centro – Verso il Partito della Nazione”